📍 Via Statale 39, 12069 Santa Vittoria d'Alba (CN) • ⏰ Mar–Dom 19:00–22:30 – Lun chiuso • 📞 Tel: +39 0172 1802201 • 📱 +39 333 1682104
Quando la pizza diventa una moda, qualcosa si perde
Quando la pizza diventa una moda, qualcosa si perde
I cicli di moda
Quando la pizza diventa una moda è un tema delicato, e non lo è per caso.
Ogni forma è una scelta.
E ogni scelta racconta chi sei, anche quando non lo dici.
Sono cresciuto negli anni ’80, quando la pizza era ancora fortemente radicata nel territorio come espressione locale. A Roma si mangiava pizza romana. In Liguria focaccia genovese o focaccia di Recco. In Piemonte il padellino. E poi c’era lei, la pizza napoletana, la grande protagonista, proposta un po’ ovunque in Italia.
Questo è stato il mondo della pizza, almeno per come lo ricordo io, fino agli anni ’90. Poi il mondo ha iniziato a globalizzarsi, le culture a mescolarsi, e sono arrivate le prime copie — spesso mal riuscite — di tradizioni che fino a poco prima erano state identitarie e riconoscibili.
Oggi, nelle pizzerie contemporanee, non percepisco tanto la tipologia — romana, napoletana, pinsa o altro — come una moda in senso stretto. La percepisco più spesso come una scelta “furba”.
Furba nel senso che molti si limitano a cavalcare ciò che già conoscono, ciò che hanno imparato meccanicamente in esperienze precedenti, scegliendo un prodotto che li mantiene nella propria zona di comfort.
Dietro, però, manca spesso la cultura. Manca lo studio. Manca una scelta di posizionamento coerente. Non è una visione della pizza: è il modo più semplice per entrare nel settore come imprenditori.
È questo tipo di approccio che mi mette in difficoltà. Al contrario, rispetto profondamente chi fa scelte pensate, strutturate, basate su anni di studio, formazione e coerenza personale.
Non demonizzo nessun tipo di impasto — carbone, senza glutine, farine raffinate — se dietro c’è un progetto nato per rappresentare davvero l’uomo che lo porta avanti.
Nel nostro caso, avrei potuto produrre qualsiasi tipo di pizza. Ho scelto invece due prodotti che sento profondamente miei per tradizione, studio e coerenza di risultato: la pinsa romana e la pizza romana, a cui ho affiancato un impasto di mia produzione per firmare un progetto che mi rappresentasse fino in fondo, come spiegato nel dettaglio nella pagina Il Metodo.
Più che di moda, oggi troppo spesso si tratta di necessità applicata
a percorsi professionali poco strutturati.
Standardizzazione
Personalmente non sono contrario alla standardizzazione in sé, soprattutto quando è necessaria e fatta bene. Dire che sia sempre sbagliata sarebbe fuori contesto.
Esistono realtà che sono riuscite a standardizzare processi e creare reti di vendita di assoluto rispetto, mantenendo comunque alto il valore del prodotto.
Quando dietro la standardizzazione c’è cura, metodo e un processo pensato per proteggere il prodotto — e non solo i profitti — allora si tratta di standardizzazioni ben progettate.
Dove invece mi trovo in disaccordo è nelle piccole realtà, quelle in cui l’uomo può ancora fare la differenza. In quei contesti il mestiere dovrebbe essere applicato a misura e somiglianza di chi lo propone, non replicato in modo automatico.
Sono contrario a chi, senza una reale formazione o con esperienze limitate al contesto domestico, pensa che fare la pizza sia una cosa semplice e si lancia in progetti più grandi di ciò che è pronto a sostenere. Aprire una pizzeria o un ristorante non è la stessa cosa che cucinare bene in casa.
Non basta conoscere una ricetta. Servono esperienza, formazione continua, conoscenza del prodotto, delle materie prime e del settore.
Tutti aspetti che, in un mercato sempre più inflazionato
come quello delle pizzerie,
vengono troppo spesso sottovalutati,
come approfondito anche in
Perché oggi si parla tanto di pizza, ma si spiega poco il lavoro
.
Perdita di senso
Se guardo la comunicazione che oggi ruota intorno alla pizza, è lì che vedo il vero problema.
Più che negli impasti o nelle tipologie di prodotto — che non vivo come una moda, ma come una scelta o una condizione inevitabile — la perdita di senso avviene nel racconto.
La comunicazione è diventata spesso sterile, vuota, priva di significato. È lì che la moda del momento entra in conflitto con scelte più ponderate e consapevoli.
Succede anche a chi avrebbe davvero qualcosa da raccontare. Progetti validi, con una storia, con un’identità, finiscono per snaturarsi a livello comunicativo pur di inseguire trend e mode del momento.
Ed è così che compaiono i soliti slogan, lo spettacolo fine a sé stesso, la velocità esasperata, l’attenzione spostata dal prodotto al gesto.
Tutte cose che, nel contesto giusto, possono anche avere senso.
Esistono realtà che fanno intrattenimento dichiarato, dove la stesura acrobatica è uno spettacolo, portato avanti da professionisti che non stanno lì a fare pizze, ma a fare un altro mestiere: intrattenere.
Il problema nasce quando questi linguaggi vengono copiati e applicati a contesti che avrebbero altro da dire.
Quando pizzerie che hanno valori, che hanno un’anima, che hanno storie vere da raccontare, si perdono dietro le mode, non si impoverisce solo il singolo progetto.
Si banalizza l’intero movimento della pizza,
svuotandolo del suo significato più profondo.
Cosa resta quando passa l’onda
Le mode passano. È sempre stato così.
I trend cambiano, gli algoritmi cambiano, e continueranno a farlo.
C’è chi sceglie di inseguirli, di rinnovarsi continuamente, di resettare il proprio know-how e ricominciare ogni volta con una nuova moda, un nuovo linguaggio, un nuovo sistema.
E poi ci sono quelli che fanno una scelta diversa: restare fedeli a progetti che non hanno bisogno di continui cambiamenti, ma solo di studio, formazione e approfondimento.
Solitamente questi secondi sono progetti più solidi, più stabili nel tempo, più costanti.
Qualità che per chi insegue l’onda
diventano difficili da raggiungere.
Non esiste una strada giusta o sbagliata.
Esistono scelte.
E le scelte, nel tempo, selezionano ciò che si vuole rappresentare.
Un possibile approfondimento
Se hai una domanda, un dubbio o un punto che merita un approfondimento, lascia un commento. Li leggiamo tutti: pubblichiamo e rispondiamo solo a quelli davvero pertinenti.